27 Febbraio 2024

A cura di Chiara Capasso e Gianluca Scognamiglio

Negli ultimi anni la lotta alle mafie, quindi anche alle ecomafie, sembra aver preso direzioni utili a riaffermare la forza della legalità. Probabilmente l’inizio della svolta si ebbe quando Giovanni Falcone ebbe l’intuizione di “seguire i soldi”, ovunque e comunque, per trovare i mafiosi.

Ed è solo grazie ad essa, alla legalità, e assieme ad essa, che può aver senso pensare ad una rinascita della terra dei fuochi e delle popolazioni che vivono in quest’area.

beni confiscati alle mafie sono una delle forme di lotta alla criminalità organizzata più efficaci e anche ricche di senso. Le ricchezze accumulate illecitamente dai mafiosi,possono essere espropriate per diventare proprietà dello Stato.

CHI GESTISCE I BENI CONFISCATI?

A occuparsi della gestione e della destinazione di questi beni, tra cui immobili e aziende, è l’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati alle mafie e alla criminalità organizzata (Anbsc).

Raccontare questo ambito vuol dire raccontare l’impegno che lo Stato ci mette, le associazioni, la nascita di filiere produttive etiche e sostenibili, ma anche le difficoltà talvolta incontrate da chi porta avanti progetti improntati alla legalità.

Grazie alla legge 109 del 1996, i beni confiscati, dopo essere sottratti alle organizzazioni criminali, vengono riutilizzati con dei fini come quelli sociali e quindi assegnati ad associazioni, cooperative, comuni, province e regioni in grado di restituirli alla collettività.

Ad oggi ogni Comune predispone elenchi aggiornati periodicamente di tutti i beni confiscati e il tipo di finalità che acquisiscono.

La regione Campania fa periodicamente il punto dei programmi avviati per  la riqualificazione e rilancio di aree e strutture diventate di proprietà dello Stato. Tutti i progetti sono stati finanziati con fondi europei e regionali.

Ecco alcuni dei progetti finanziati negli ultimi anni in Campania per riconvertire i beni confiscati nelle varie Province:

  •  Casal di Principe: finanziamento di 1  milione e mezzo di euro. il progetto prevede il recupero di un immobile confiscato da destinare al laboratorio artigianale per la produzione di mozzarella di bufala che faciliti l’inserimento lavorativo di donne vittime di violenza.
  • Pomigliano d’Arco: finanziamento di 1  milione e mezzo di euro. il progetto prevede la riqualificazione di un’intera area confiscata per la realizzazione di  un centro di accoglienza per anziani e di un orto sociale

Oltre ai 2 progetti sopracitati, sono stati finanziati fondi anche per altre città, tra cui: Parete,Castel Volturno,Bacoli, Capaccio-paestum, Mercato San Severino, Melizzano.

Vi siete mai chiesti quando tutto questo finirà, come faremo a rialzarci? come faremo a risanare le nostre terre, le nostre acque, stremate dalle sostanze tossiche? Ma soprattutto come risollevare in piena legalità un’economia che fino a pochi anni fa lavorava quasi esclusivamente all’ombra delle ecomafie?

Da alcuni anni possiamo contare su numerosi agevolazioni fiscali da parte dello stato, ad esempio “decontribuzione sud”, o di bandi come “Io resto al sud”, che con ingenti somme di denaro e prestiti anche a fondo perduto, finanziano le attività di migliaia di giovani meridionali.

In questo modo noi siamo facilitati ad avviare un processo di rinascita e riscatto, creando attività produttive, innovative, sostenibili, in grado di generare nuove opportunità lavorative a chi per anni si è dovuto adattare al sistema retrogrado del sud, e magari avviare aziende atte proprio a risanare le nostre terre, attraverso nuove tecnologie, come quelle che si occupano di fitorisanamento. Vi state chiedendo cosa sia il fitorisanamento? Beh…

Il fitorisanamento è quel procedimento naturale che sfrutta i vari processi eco fisiologici delle piante per la bonifica di terreni contaminati, ad esempio, da metalli pesanti, elementi radioattivi o composti organici nel suolo. Da non confondere con il biorisanamento che sfrutta invece microorganismi naturali per decontaminare terreni o falde acquifere da sostanze tossiche.

Questa tecnologia risulta assai conveniente a causa dei costi ridotti rispetto ai tradizionali metodi di bonifica, e anche per il risultato estetico finale delle zone colpite. L’insieme dei processi biologici, fisici e chimici permettono alle piante e alla rizosfera (ovvero la zona del sottosuolo che circonda le radici delle piante) di smaltire, assorbire e biodegradare le sostanze contaminanti.

Le due tipologie di fitorisanamento più diffuse sono la Fitoestrazione e Fitodegradazione.

Nel processo di Fitoestrazione le piante, oltre ad assorbire le sostanze nutritive dal terreno, assorbono anche le sostanze tossiche quali Piombo, ferro e cobalto. Le principali piante utilizzate per questo tipo di risanamento sono il girasole, il salice Viminale, l’ambrosia e la canapa.

Con la Fitodegradazione invece le piante sono capaci di trasformare le sostanze tossiche in non tossiche grazie al loro metabolismo.