27 Febbraio 2024

Intervista a Don Maurizio Patriciello

A cura di Pasquale Maglione

Oltre ad essere Parroco della Chiesa di S. Paolo Apostolo del Parco Verde di Caivano, Don Maurizio Patriciello è anche infermiere e giornalista, e da anni ha iniziato una lunga missione contro la camorra e contro lo sversamento dei rifiuti tossici nella ormai nota Terra dei Fuochi. Vivere nel Parco Verde di Caivano vuol dire vivere nel degrado ed essere a contatto con la malavita che con le sue piazze di spaccio, ha macchiato per sempre l’immagine di una città che doveva essere il fiore all’occhiello della Campania. Ma a combattere il degrado urbano e la camorra, ci pensano le persone che come Padre Maurizio Patriciello si battono per la propria terra affinché le future generazioni possano vivere nella pace e nel verde che la Campania da sempre regala ai suoi abitanti.

Domanda: «Rapporto malavita-religione: come si fa a credere in Dio e a uccidere la gente?»

Don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano

Don Maurizio Patriciello: «Se tu prendi la Bibbia fin dalla prima pagina, vedi che Caino uccide Abele e quindi è un discorso abbastanza lungo. La dove c’è l’uomo c’è la possibilità di diventare Santo, di fare cose belle, di innalzarsi al di sopra dei Cieli e di essere veramente miserabile e di raggiungere gli abissi più profondi; quindi questo è il mistero grande della libertà dell’uomo. Ognuno di noi, io – tu siamo qua, abbiamo le stesse mani e con queste mani io stasera consacro l’Ostia e darò la comunione alle persone. Le mamme con queste mani cucinano e con le stesse mani si insegna, si fanno mille cose belle – si dipinge – si stringe e con queste stesse mani si ammazza una persona – si mette una bomba – si fa una strage… sono le stesse mani. Come sempre è la libertà dell’uomo che senza la quale noi non saremmo uomini.»

Domanda: «Come è possibile che tutti sappiano e nessuno si è ribellato? Anzi c’è chi nega l’emergenza del fenomeno della Terra dei Fuochi.»

Don Maurizio Patriciello: « Io non penso ci sia più gente che nega ma penso che ci siano persone che minimizzano più che altro e le motivazioni sono abbastanza semplici: chi nel passato è stato in politica, è stato negligente o è stato colluso – corrotto, ad oggi ha tutti gli interessi di legare. Pensa ad esempio a quegli imprenditori che hanno fatto affari milionari e queste persone hanno dovuto per forza negare, insomma se non negavano non avrebbero fatto affari. Quindi da un lato abbiamo le persone che non avevano interessi ma che stavano pagando un prezzo atroce, cioè gente normale proprio come me, perdendo due fratelli – uno con il tumore e l’altro con la leucemia ed ho celebrato tanti di quei funerali, tante di quelle bare bianche che sono arrivate qua davanti all’altare. C’eravamo noi, le vittime che non avevamo nessun interesse di ordine economico o di ordine politico ma di alzare la voce, perché la nostra era una voce limpida – trasparente – cristallina e poi c’erano loro dall’altro lato. Però sembra che la storia abbia dato ragione al Popolo.»

Domanda: «Come sono legati lo smaltimento dei rifiuti e la politica?»

Don Maurizio Patriciello: « E’ normale che il discorso dello smaltimento dei rifiuti è un discorso politico. Tutte le volte che mi è stato chiesto in questi anni – ma perché un prete è entrato in questa battaglia, in questa lotta? – Io ho sempre detto che io sto occupando un posto che voi avete lasciato vacante, voi avete lasciato un vuoto. La mia presenza vi denuncia, vi accusa. Ricordo che una volta un parlamentare durante un convegno molto frequentato da centinaia di persone, pensando di farmi un complimento disse:”ci vorrebbero non uno ma cento Padre Maurizio Patriciello” – al che mi alzai e gli feci una domanda: “Onorevole, mi dica una cosa, lei quanto guadagna al mese?” – e lui logicamente arrossì senza darmi una risposta e a quel punto dissi: “Io sono un prete, guadagno trentatre euro al giorno e con questi soldi, la maggior parte li spendo per benzina, per andare avanti e indietro. Ma questo non sarebbe il mio compito – io sto facendo quello che avresti dovuto fare tu e quindi non ci vorrebbero cento Padre Maurizio Patriciello, in realtà non c’è ne vorrebbe nessuno. Noi abbiamo votato te in questo posto così importante perché tu devi risolvere questi problemi e non un prete di periferia. Noi stiamo occupando degli spazi vuoti, noi siamo una supplenza e per questo ho sempre detto: “Quanto prima, posso tornare come Cincinnati, posso tornare nella mia Parrocchia, io ringrazio Dio”. Purtroppo dopo tanti anni dobbiamo dire che qualcosa si è fatto ma il problema è ancora sotto i nostri occhi.»

Domanda: «Ci sono le norme, le leggi, le condanne… Ma la Terra dei fuochi continua a bruciare. Cosa non funziona?»

Don Maurizio Patriciello: «Perché si è sempre si è sempre voluto confondere la cosa. Intanto, io stesso sono un capo reparto di ospedale – ho lavorato 10 anni in ospedale, ho studiato Medicina – ho studiato Teologia per diventare Sacerdote e i miei studi vanno in tutt’altra direzione. Cioè io non so nulla dei flussi d’immondizia e negli anni passati ho dovuto leggere e studiare solamente queste cose qua – che tra l’altro non attirano neanche il mio interesse, non è che abbia un’inclinazione particolare per queste cose. Però ho sentito che era mio dovere farlo, cercando di farlo nei migliori dei modi. Uno può dire: “ma perché” – e Padre Maurizio dice sempre: “Intanto quando si parlava di rifiuti, il pensiero va subito all’immondizia della nonna, l’immondizia della casa, no? E allora le persone sono incivili, non fanno la raccolta differenziata, ecc… Poi la nostra inciviltà , purtroppo dobbiamo dirlo, è inutile nasconderlo, si vede: basta andare sulla superstrada dalla quale sto venendo per andare in chiesa  e si vedono tanti rifiuti. Questo ha creato uno stato di confusione – il problema serio che per anni si è cercato di camuffare – di nascondere – di minimizzare; come successo negli ultimi giorni – è stata sequestrata una fabbrica nei nostri Paesi del Napoletano – e questa fabbrica produceva ottimi prodotti come scarpe, borse in pelle; logicamente delle firme false ma erano prodotti ottimi che vengono venduti non come falsi ma come originali – quindi la signora che va a comprare quella borsa griffata, la paga quattrocento, settecento o ottocento euro. In genere questi prodotti sono ottimi e i nostri operai prendono strade verso il Nord Italia o magari dell’Europa; e gli scarti? Se tu calcoli che per ogni scarpa o borsa di pelle prodotta, ci sono tonnellate di scarti tra pellami, solventi, diluenti, collanti, coloranti – sono tutte sostanze tossiche e velenose e se quelle borse sono state prodotte in nero – quindi il regime di evasione fiscale e la finanza non sa nulla , gli scarti dove dovranno andare? Questi scarti non saranno mai tracciati perché sono prodotti a nero. Dunque è stata sequestrata questa fabbrica con operai a nero, con evasione fiscale e quindi vengono prodotti rifiuti tossici. Padre Maurizio fa delle domande che si pongono coloro che sotterrano i rifiuti, come ad esempio: “Che ne facciamo di questi rifiuti tossici? Li bruciamo! – Dove? – nelle nostre campagne. E se non vengono bruciati? Li nascondiamo nelle immondizie urbane – e quindi vengono camuffate nell’immondizia urbana. Oppure se sono liquidi? Ma se sono liquidi, basti pensare una fogna o scaricali in un fiume o direttamente in mare. Addirittura negli anni passati li hanno addirittura interrati, soprattutto quei rifiuti che venivano dal centro e dal Nord Italia.»

Domanda: «Come possiamo portare la nostra terra a rinascere, con il contributo soprattutto di noi giovani?»

Don Maurizio Patriciello: «Con grande onestà di cuore, in questi giorni ho visto che ci sono le persone che si chiamano “influenzatori” – persone che riescono ad influenzarvi. E il fatto che i giovani d’oggi abbiano bisogno di farsi influenzare, questo mi offende terribilmente; fossi tuo padre ti prenderei a sberle. Per comprarti un paio di scarpe non hai mica bisogno di qualcuno che ti dica quale comprare? Quindi questa cosa mi ha fatto davvero molta impressione e quando vedo milioni di persone, addirittura di giovani, dico: ”Ragazzi, Santo Dio, che diamine”. Allora dovete essere voi stessi, dovete prendervi la vostra libertà però sapere anche che una persona meno sa e più è schiavo degli altri. Quando una persona meno sa, più è manipolabile, succede alle persone ignoranti – ma se tu sei una persona intelligente, che studia e che sa, allora potrai prendere delle posizioni e potrai non esser d’accordo con quello che dico. Qua nasce il dialogo, nasce il confronto e nasce anche il rapporto tra le generazioni. Benedetto Croce diceva che: “I valori passando dalle nostre mani alle vostre mani, da una generazione all’altra, diventano dei rami secchi. Cioè io non posso pretendere che tu accolga come un dato di fatto quello che per me era un valore – tu potresti dire: “Per me non lo è”. Sta quindi a voi, ma anche a noi farli rinverdire. Se noi non siamo capaci di trasmettervi i giusti valori, ci sarà sempre un muro e noi adulti non possiamo sempre prendere sotto gamba i più giovani, sarebbe atroce e tu pensando a me non è che te la squagli subito, dicendo “Quello è un sessantenne”. Abbiamo tante cose da dirci e voi avete tanto da insegnarci e in questo dialogo, in un confronto abbiamo tanto da imparare. L’abbiamo visto stesso in questa Pandemia: se le cose vanno male, vanno male per tutti e infatti come disse Papa Francesco in quel famoso discorso, da solo in Piazza San Pietro di venerdì del 27 Marzo 2020: “Siamo tutti sulla stessa barca”. Ecco, se stiamo sulla stessa barca, abbiamo bisogno di persone che conoscono bene il mare – abbiamo bisogno di buoni marinai, di buoni barcaioli, abbiamo bisogno di buone barche perché o si salvano tutti o non si salva nessuno. Il mondo è diventato un piccolo villaggio – una volta quello che succedeva in India, noi neanche lo sapevamo ma adesso basta un semplice click per sapere tutto. Il mondo è diventato un villaggio, noi abbiamo tante cose da dirci e voi avete tante cose da darci. Voi giovani, dovete essere esigenti, dovete fare domande – io lo dico sempre anche dall’altare; “Quando mio padre non sapeva rispondere a una mia domanda – quando avevo la tua età, dicevo: ma perché? E c’era mio padre che se ne usciva con una  come : “E pe’ chess” in dialetto napoletano, mettendo fine al discorso. Questo voleva dire il non saper rispondere, il non sapere… Quindi voi dovete esigere e stesso voi ci potete aiutare, potete stimolarci ma sappiate che noi non siamo diventati dei citrulli solamente perché abbiamo superato la cinquantina o la sessantina e in questo dialogo tra generazioni possiamo fare un sacco di cose belle. Solo così possiamo combattere il fenomeno della Terra dei Fuochi. Se ognuno di noi fa la propria parte – come diceva il beato Pino Puglisi: “Se ognuno di noi fa qualcosa, qualcosa di bello succederà”.»